Hynobius dunni

Hynobius dunni. Foto di Giuseppe Molinari
Difficoltá delle larve:
3/5
Difficoltá dei giovanili:
2/5
Difficoltá degli adulti:
1/5
Disponibilitá::
2/5
Costo:
2/5

Libri consigliati che trattano la specie....

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Descrizione:

Salamandra dalla corporatura tozza e di dimensioni medio-piccole (adulti tra i 12 e i 13 cm con record eccezionali di 16cm), presenta una colorazione dorsale olivastra/marrone con sfumature turchesi e macchie scure, in particolare nei giovani, che tendono a scomparire con la crescita, mentre il ventre si presenta di colore grigio e azzurro. La coda è di aspetto tozzo, ma diviene appiattita e compressa lateralmente durante il periodo degli accoppiamenti, quando gli esemplari si spostano in acqua; negli individui più giovani e in alcuni adulti, quest’ultima può saltuariamente presentarsi di colore giallo acceso. La testa è tozza e subovale con occhi sporgenti, e pelle liscia. Il dimorfismo sessuale non è particolarmente evidente durante la fase terrestre, se non per quanto concerne la forma della testa che, se osservata dall’alto, si presenta più massiccia e squadrata nei maschi. Nel periodo riproduttivo i sessi risultano invece facilmente distinguibili, per la comparsa, nei maschi, di un sottogola vivacemente colorato di giallo, assente invece negli individui di sesso femminile (fenomeno documentato anche in altri Hynobidae, come ad esempio Salamandrella keysterlingii, (Hasumi, M., 2001), di un leggero inspessimento degli arti anteriori e di una coda maggiormente compressa lateralmente, come già menzionato in precedenza.

Maschio di Hynobius dunni. Foto di Giuseppe Molinari
Maschio di Hynobius dunni. Foto di Giuseppe Molinari
Femmina di Hynobius dunni. Foto di Giuseppe Molinari
Femmina di Hynobius dunni. Foto di Giuseppe Molinari

Distribuzione e habitat:

La specie è endemica dell’area compresa tra Kyushu, Kumamoto, Miyazaki e Shikoku (Giappone). Abita foreste secondarie umide a quote medio-basse, ove la riproduzione avviene all’interno di pozze temporanee, stagni, anse di corsi d’acqua e risaie a ridosso di boschi; in ambienti dunque caratterizzati da basso o assente idrodinamismo e scarsità di vegetazione acquatica.

Allevamento:

Gli Hynobius dunni, conducendo vita terrestre per circa tre quarti o metà dell’anno, possono essere stabulati in un terrario o acquaterrario da approssimativamente inizio o metà estate fino a metà inverno, al termine di questo periodo, sarà necessario, se si ha a che fare con individui adulti e sessualmente maturi, introdurli gradualmente ad un setup acquatico, mantenendo comunque delle zone emerse al fine di facilitare la risalita per respirare e fornire appoggi quando questi saranno pronti ad abbandonare l’ambiente umido. Per quanto concerne la fase terrestre, si presentano come animali relativamente stazionari, e non necessitano pertanto di spazi particolarmente ampi, essendo questi prevalentemente fossori e legati al proprio rifugio, una teca ben areata di base 60×30 può essere tranquillamente sufficiente per un gruppo di 4-5 esemplari. Si presenta particolarmente importante mantenere un buon livello di umidità sia a livello del terreno sia atmosferico e fornire molti rifugi, rappresentati da cortecce, muschi, tronchi e sassi. Per il substrato si può utilizzare un livello più basso di argilla espansa, come materiale drenante, da ricoprire con fibra di cocco umida, torba o terriccio universale privo di sostanze nocive; sfagno e legno marcio possono rappresentare una valida aggiunta al substrato, sebbene non obbligatori. Per mantenere condizioni igieniche adeguate all’interno del sito di stabulazione è consigliato anche l’inserimento di artropodi spazzini quali collemboli ed isopodi (ad esempio Trichorhina tomentosa). La colonna di substrato dovrà essere di almeno 10-15cm, per permettere agli animali di scavare rifugi idonei e mantenersi freschi ed umidi, soprattutto nei periodi più caldi. Per la fase acquatica è consigliato un pH acido (consigliamo l’utilizzo almeno in parte di acqua di osmosi) ed una colonna d’acqua pari o superiore ai 10 cm, in cui inserire a diversi livelli rami (ad esempio di tiglio o ciliegio, opportunamente preparati e fatti bollire prima dell’inserimento), foglie secche di latifoglia e catappa, muschi acquatici e rocce per simulare al meglio gli ambienti stagnanti in cui normalmente si riproducono. Il fondo della zona acquatica può essere nudo o con sabbia fine, da evitare rigorosamente il ghiaino. Un filtro per acquari può non essere inserito se si utilizzano ampi litraggi o vengono effettuati cambi d’acqua regolari; in ogni caso qualora si optasse per l’inserimento di un filtro questo dovrà generare poca o minima corrente. L’illuminazione del terrario o terracquario non è necessaria ma consigliata per il corretto sviluppo delle piante, se presenti, e per far mantenere un corretto ciclo circadiano agli animali. Le temperature ottimali non dovrebbero mai superare i 25 C°, sebbene la specie si sia rivelata piuttosto resistente quando esposta per un breve periodo a 27 C° (da qui l’importanza di una colonna di substrato alta). D’inverno, per incentivare la riproduzione e permettere una corretta maturazione delle gonadi, occorre far scendere le temperature al di sotto dei 15 C°; brume efficaci si sono rivelate essere, ad esempio, quelle con massime comprese tra gli 8 e i 10 C° e minime prossime allo 0.

Alimentazione:

Questa specie, se tenuta in condizioni idonee, si dimostra estremamente vorace, arrivando ad accettare tranquillamente qualsiasi preda di dimensioni idonee le venga offerta; l’associazione tra keeper e cibo avviene, inoltre, piuttosto precocemente, motivo per cui l’alimentazione con l’ausilio di pinzette risulta essere molto facile. La dieta è a base di anellidi e artropodi, in cattività si possono offrire pertanto lombrichi, Chironomus surgelato, grilli, blatte e isopodi. Come sempre, maggiore sarà la varietà di alimenti offerti e migliore sarà la salute dei nostri animali. Per animali adulti/subadulti le prede dovranno essere somministrate dalle 2 alle 3 volte a settimana, con una minore frequenza nel periodo invernale ed una maggiore nel periodo riproduttivo e in quello estivo, mentre i giovani andranno alimentati con maggiore costanza.

Riproduzione:

Gli accoppiamenti possono aver luogo tra inizio/metà dicembre fino a tarda primavera. I maschi, una volta entrati in acqua, iniziano a competere per i siti (rami ed altri appigli che andranno forniti in quantità abbondanti) che ritengono più idonei per la deposizione delle sacche ovigere da parte delle femmine, da cui verranno raggiunti in un secondo momento. Ogni femmina depone una singola sacca bifida che misura tra i 10 e i 30 cm contenente un numero di uova variabile in base all’età e allo stato di salute della femmina (anche più di 80 uova per sacca); tali sacche sono di norma fissate a rami sommersi, più raramente a rocce e materiale vegetale. I maschi proteggono gelosamente i rami migliori, in modo tale da poter essere i primi a fecondare le sacche, fecondazione che in questa specie è dunque esterna.
Ovatura di Hynobius dunni. Foto di Emanuele Biggi

Schiusa delle uova:

Questo rappresenta forse il passaggio più complesso per quanto riguarda la riproduzione di questa specie e probabilmente quella di tutti gli Hynobidae in generale; le uova, infatti, trovandosi a stretto contatto tra di loro all’interno della sacca, andranno regolarmente monitorate e seguite, al fine di evitare l’insorgenza di muffe che potrebbero compromettere l’intera “covata”. È innanzitutto opportuno rimuovere le uova dalla vasca o luogo di deposizione, per evitare fenomeni di cannibalismo da parte dei genitori e degli altri individui presenti in acqua. Le sacche andranno prelevate possibilmente senza recidere il peduncolo, rimuovendo completamente o parzialmente anche il ramo al quale esse sono attaccate, e posizionate in maniera quanto più simile possibile a come erano state orientate dalle femmine all’interno di contenitori tra i 5L e i 20L. Per combattere l’insorgenza di muffe è consigliato l’utilizzo di acqua molto acida (si può procedere con una percentuale eguale tra acqua della vasca di deposizione e nuova acqua d’osmosi, acidificandola mediante l’inserimento di foglie di catappa, di quercia, di pignette d’ontano o fibra di cocco). È consigliato l’inserimento di un aeratore o filtro ad aria per acquari, al fine di mantenere un movimento minimo in superficie ed evitare che l’acqua ristagni. Le sacche andranno monitorate periodicamente e, qualora dovessero insorgere muffe sulle uova o determinati embrioni dovessero interrompere il proprio sviluppo, sarà opportuno effettuare piccole incisioni su di esse, con l’ausilio di un bisturi, per aspirare, tramite siringa, e rimuovere entità che potrebbero aggredire le uova fertili e compromettere gli embrioni sani.
Embrioni in sviluppo di Hynobius dunni. Foto di Emanuele Biggi
Embrioni in sviluppo di Hynobius dunni. Foto di Emanuele Biggi

Crescita e sviluppo delle larve:

Una volta uscite dalle sacche, le larve (potrebbe essere necessario aiutare e facilitare la fuoriuscita di alcune di queste dalle suddette sacche) andranno alimentate con microorganismi acquatici, quali piccoli crostacei come Daphnia, Cyclops e naupli di Artemia salina (ben sciacquati prima di essere somministrati) ed altri piccoli invertebrati d’acqua dolce. Una volta che queste avranno raggiunto i 2-3 cm di lunghezza potranno essere alimentate anche con cibo surgelato, quali ad esempio Chironomus rosso, ed anellidi delle giuste dimensioni, come ad esempio Enchytraeus e Lombriculus. Sarà man mano necessario separare in contenitori differenti le diverse larve in relazione alla taglia (la crescita non presenterà eguali ritmi per tutte), al fine di evitare spiacevoli episodi di cannibalismo. Quando le larve saranno prossime alla metamorfosi (presenteranno tutti e 4 gli arti ed inizieranno a riassorbire le branchie) sarà opportuno abbassare il livello dell’acqua e posizionare sassi, tronchi e cortecce affioranti/galleggianti per facilitare la loro uscita dall’ambiente acquatico. I neometamorfosati potranno essere mantenuti in ambiente terrestre, simile a quello descritto per gli individui adulti, su substrato umido (consigliamo lo scottex per le prime settimane al fine di mantenere un ambiente più pulito e poter verificare che gli animali defechino regolarmente) fino al raggiungimento della maturità sessuale, che avverrà mediamente fra il terzo e quarto anno di vita. I giovani andranno alimentati con Chironomus ed Enchytraeus, somministrati mediante pinzetta, e/o con stadi l1/l2 di grilli e blatte o con piccoli isopodi, coleotteri o ditteri.
Larva di Hynobius dunni. Foto di Giuseppe Molinari
Larva di Hynobius dunni. Foto di Giuseppe Molinari

Note etologiche:

Si tratta di una specie che presenta attività sia diurna sia notturna, in particolare al crepuscolo. Nel periodo degli accoppiamenti gli individui risultano ben visibili e potranno essere spesso scorti sia in acqua sia fuori dai rifugi, mentre in fase terrestre, durante il resto dell’anno, tenderanno a rimanere nelle loro tane, a meno che non venga loro offerto del cibo, e saranno perciò meno visibili. Come già menzionato, si tratta di una specie estremamente vorace che andrà facilmente incontro a frenesia alimentare ed è pertanto consigliato di prestare la massima attenzione durante l’alimentazione, cercando di distanziare il più possibile gli individui tra loro, per evitare morsi tra conspecifici che potrebbero provocare lesioni secondariamente attaccabili da funghi ed altri patogeni. Al di fuori della fase di alimentazione non presentano particolari comportamenti di territorialità e ben tollerano la presenza dei conspecifici.

Reperibilitá:

Si tratta di una pecie ancora poco comune in terraristica, non essendo ancora molti gli allevatori che la riproducono.

Legislazione:

Non sono soggetti a nessuna normativa e pertanto non è richiesta alcuna documentazione per il loro possesso.

Sugli Autori...

Jacopo Martino
Jacopo Martino

Jacopo Martino, 22 anni, studente frequentante il terzo anno della facoltà di Scienze Biologiche dell’ università “La Sapienza” di Roma. Assistente presso il laboratorio del dipartimento di Zoologia dell’omonima struttura.

Collaboratore speciale dell’associazione culturale Arthropoda Live Museum.

Alleva da ormai 9 anni artropodi e anfibi, in particolare insetti e urodeli, ma anche crostacei, aracnidi, anuri e due specie di Gimnofioni.

“Mi piacerebbe poter lavorare un giorno con salamandre del genere Bolitoglossa o con altre specie di cecilie, essendo questi animali molto poco studiati e ancora misteriosi.”

Giuseppe Molinari
Giuseppe Molinari
Giuseppe Molinari, nato nel 1996 a Cesena, trascorre l’infanzia nell’Appennino tosco-romagnolo dove si appassiona alle materie naturalistiche. Attualmente è laureando nella facoltà di scienze naturali di Bologna. Appassionato di fotografia naturalistica con una predilezione per l’erpetofauna collabora come volontario in diversi progetti LIFE all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Alleva urodeli in modo continuativo dal 2014, in particolare si focalizza su specie di provenienza asiatica.

Referenze

Citazione: Hasumi, M. (2001). Secondary sexual characteristic of the salamander Salamandrella keyserlingii: Throat coloration. Herpetological Review, 32(4), 223.